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Photo: Repubblica Dominicana

Quando le navi di Colombo nel 1492 sbarcarono sull'isola di di Quisqueya la popolazione che vi trovarono, come in molte altre isole della zona, incluse Cuba e Borinquén (Porto Rico), era costituita da una maggioranza di indigeni taíno e da una minoranza di arauachi. L'isola venne subito rivendicata alla Spagna e ribattezzata "Hispaniola". Della musica di questi popoli resta una documentazione assai scarsa, ma sappiamo che si sviluppava attorno alla voce con accompagnamenti semplici e strumenti indigeni quali maracas, flauti d'argilla e d'osso e la mayohuacán, percussione ricavata da un tronco cavo che ricorda l'azteco teponatzli. I nativi scampati alla malattia, alla guerra e al suicidio, destino tristemente comune alla maggioranza delle popolazioni native dei Caraibi, si mescolarono in parte con gli schiavi africani introdotti per sopperire alla carenza di manodopera indigena, dando origine a un meticciato che ha avuto una profonda influenza sulla cultura di tutta l'isola.

Nel '600 la parte occidentale di Hispaniola viene ceduta ai francesi che la ribattezzano Côte Française de Saint-Domingue. Da questo momento in poi le vicende dell'isola si fanno estremamente complesse e travagliate. Sta di fatto che dalla iniziale divisione dei due territori nell'800 emergeranno due stati: la Repubblica di Haiti e la Repubblica Dominicana. La lunga storia di dominazione, schiavitù, ribellione, dittatura e liberazione dell'isola non impedisce la nascita di due generi fondamentali dell'attuale musica latina: il merengue e la bachata.

Nato nell'800, il merengue dominicano è il punto d'incontro tra influenze europee e africane e presenta forti legami con la musica delle regioni orientali di Cuba. Inizialmente questo genere è caratterizzato dal suono delle percussioni, della marímbula congolese (lamellofono a scatola) e della chitarra. Questa ai primi del novecento viene rimpiazzata dalla fisarmonica a bottoni d'origine tedesca, mentre negli anni '60 il basso elettrico soppianta la marímbula.

Il meringue típico (merengue tradizionale) comprende molti stili diversi ed è scandito da una danza veloce a passo doppio, che vuole i ballerini stretti l'uno all'altro. Nato nelle campagne dominicane, attorno al 1930 diventa un'istituzione nazionale per volontà del dittatore Rafael Trujillo, evolvendosi in uno stile moderno e orchestrale. Le prime forme tradizionali ne fissano la complessità ritmica e lo sviluppo in danza, ma è con l' orquesta merengue o merengue de salon degli anni '80 che il genere raggiunge l'apice del successo, ponendosi come un degno rivale della salsa. Un decennio più tardi le percussioni elettroniche entrano a far parte delle sonorità del merengue moderno, che spopola ovunque nei paesi d'oltreoceano.

Nella storia della bachata invece non vi è traccia di sostegno politico o sociale. Nata nei quartieri più poveri della Repubblica Dominicana a metà del '900, la sua musica si distingue per il lento e romantico suono della chitarra spagnola. Il nome bachata, che letteralmente significa "baldoria", fa riferimento alle scatenate feste dei quartieri più poveri di Santo Domingo e i suoi motivi (anche detti "canzoni dell'amarezza") vengono infatti identificati con le classi più povere, pur somigliando alle ballate romantiche tipiche di stili quali il bolero cubano. È solo negli anni '60 che la bachata inizia timidamente a farsi conoscere fuori dai confini dominicani e ad essere considerata un genere a sé, soprattutto grazie agli sforzi del musicista e compositore Juan Luis Guerra e al suo l'album Bachata Rosa, che si afferma presso un' audience internazionale. A Guerra va il merito di aver modernizzato questo stile musicale e di avervi introdotto temi di sensibilizzazione sociale, facendolo emergere dall'oscurità in cui era rimasto confinato e aprendo la strada a moti alti artisti dominicani. Anche se il merengue rimane ancora lo stile più amato e ballato, recentemente la bachata sta vivendo un momento di grande popolarità in tutto il mondo.