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Photo: Bibi Tanga & The Selenites
Cantante, bassista e bandleader, Bibi Tanga rappresenta un ponte vivente tra la Rive Gauche e la banlieu dei nuclei urbani alla periferia di Parigi in cui è cresciuto, figlio di immigrati della Repubblica Centrafricana.

Bibi Tanga & The Selenites

Una coppia di teorici del groove parigini sta scrivendo il futuro del funk: i loro nomi sono Bibi Tanga e Professeur Inlassable. Cantante, bassista e bandleader, Bibi Tanga rappresenta un ponte vivente tra la storica Rive Gauche, il quartiere degli artisti sulla sponda sud della Senna, e la banlieu dei nuclei urbani alla periferia della capitale in cui è cresciuto, figlio di genitori immigrati dalla Repubblica Centrafricana. La sua musica è contrassegnata da linee di basso tirate e sinuose e da uno straordinario falsetto a metà strada tra Prince e Curtis Mayfield. Per parte sua il produttore Professeur Inlassable (il professore instancabile), scava in profondità sotto i lastricati di Parigi per portare alla luce il sound e lo spirito di ere ormai dimenticate. Con il supporto della band di Bibi, i Selenites, il duo distilla un suono straordinariamente nuovo e originale creando uno spazio in cui il futurismo africano incrocia lo steampunk, Fela Kuti jamma con Sidney Bechet e Marcel Duchamp incontra gli Chic.

Dopo aver fatto sensazione in Francia, e dopo un fortuito passaggio sul canale di Nat Geo Music che ha fatto rizzare le antenne alla nostra etichetta, ora il gruppo è entrato nella scuderia di Nat Geo Music Label con cui conta di diffondere la sua visione avanguardistica del funk presso il pubblico mondiale. Nell'aprile 2009 Bibi Tanga & The Selenites hanno pubblicato l'EP It's The Earth That Moves, mentre il loro primo album Dunya è uscito nell'autunno seguente.

Dunya, parola che nella lingua sango parlata nella Repubblica Centrafricana significa "esistenza" , offre una vivida istantanea del presente della musica globale e un tracciato possibile per il futuro. Destreggiandosi con abilità tra inglese, francese e sango, Bibi intride le sue liriche iper-colte di messaggi di sensibilizzazione sociale su temi come immigrazione, malnutrizione, AIDS e neoschiavitù impacchettandole in groove contagiosi e straordinariamente ballabili. In un rocambolesco percorso che tocca tutte le tappe della storia e della preistoria del funk, Dunya stratifica le ritmiche afrobeat su groove intinti nell'elettronica.

Nato a Parigi nel 1969, Bienvenu (Bibi) Tanga è stato per la prima volta nel suo paese di origine a 2 anni, quando i suoi genitori lo hanno portato a Bangui, la polverosa capitale della Repubblica Centrafricana. Bibi, che ha altri 9 fratelli, ha trascorso la prima infanzia tra Parigi, l'Africa, la Russia e gli USA, grazie agli incarichi diplomatici del padre. "Ricordo la prima volta in cui mi sono reso conto di non essere bianco" racconta Bibi "eravamo a Mosca e avevo quattro anni, e le idee di razza e colore non mi avevamo mai sfiorato prima. Da quel momento mi sono sempre sentito un outsider, fino ai 10 anni, quando i miei genitori sono tornati a Parigi."

A seguito di un colpo di Stato nel suo paese, il padre di Bibi da diplomatico si è ritrovato nella condizione di rifugiato, e la sua famiglia è finita a vivere nei sobborghi di Parigi. "A quell'epoca era nostra madre a mantenerci, lavorava come infermiera. È stata dura, ma ero contento di essere a Parigi, perché qui mi sentivo a casa, sapevo che avrei potuto farmi dei veri amici."

A Parigi Bibi ha anche iniziato la sua formazione musicale. "I miei genitori andavano a molte feste," ricorda, "E mio padre aveva un sacco di dischi. Sono cresciuto ascoltando di tutto. Franco e Tabu Ley dal Congo, Fela Kuti dalla Nigeria, i Bembeya Jazz dalla Guinea... Sono cresciuto con questo genere di cose. E anche la musica americana, James Brown, Curtis Mayfield, Jimi Hendrix... e naturalmente Bob Marley... Adoro la disco, il funk, il soul, il reggae, il R&B. Per me sono come un'enorme biblioteca. E io mi sento come se fossi l'erede di tutto questo patrimonio di musica nera."

Ma l'educazione musicale di Bibi non si è fermata qui. Per un adolescente cresciuto a Parigi negli anni '80 il punk rock e la new wave erano ascolti inevitabili - gruppi francesi come i Telephone e inglesi come gli English Beat, gli Specials e i Cure - che hanno lasciato un'impronta indelebile sulla sua musica. Da ragazzo Bibi ha imparato a suonare la chitarra, il basso e il sassofono, e si è messo perfino a imparare il tip tap. "Il primo strumento è il tuo stesso corpo", dice, "è un po' come avere dei tamburi sotto ai piedi".

Tutte queste inflenze si sono riunite nel 2000, anno in cui Bibi ha debuttato ufficialmente nella musica. Il suo primo album Le vent qui souffle, che è anche il titolo di uno dei suoi racconti (forse non lo avevamo ancora detto, ma Bibi scrive anche narrativa), realizzato in collaborazione con il leggendario collettivo funk francese dei Malka Family, ha subito reso chiaro che Bibi era destinato a una solida carriera.

Nel 2003 Bibi ha incontrato per la prima volta Professeur Inlassable, e i due hanno scoperto di avere in comune la passione per la stessa musica. Tre anni dopo Bibi Tanga ha registrato il suo secondo album Yellow Gauze negli studi di Le Professeur e sotto la sua supervisione. "È stato come una magia" racconta Bibi. "Lui sapeva esattamente cosa volevamo e cosa voleva lui, e sapeva come farlo venire fuori!"

A suggellare il tutto ci sono le straordinarie capacità di scavare nella musica vintage di Professeur Inlassable, che da anni studia il pop francese delle origini. Il contributo di Le Professeur arricchisce il sound di Bibi Tanga di una dimensione completamente nuova, ricreando panorami musicali perduti che risuonano degli echi di Edith Piaf, Jacques Brel e Serge Gainsbourg. Per Dunya Le Professeur ha addirittura estratto dei campioni dalla colonna sonora del documentario "Gabon: The Last Dance" diretto da Josh Ponte, Emerging Explorer di National Geographic.

Con il rinforzo dei Selenites (Arthur Simonini al violino e alle tastiere, Rico Kerridge alla chitarra e Arnaud Biscay alla batteria) Bibi e Le Professeur elaborano un sound che pare arrivare direttamente da un altro mondo. "Abbiamo chiamato la band The Selenites perché questo è il nome del popolo che viveva sul lato oscuro della luna" spiega Bibi. "Ne parla un racconto di H.G. Wells. La gente pensa che la nostra musica arrivi dallo spazio, come i raggi cosmici. In effetti la luna mi dà un sacco di ispirazione, e sotto questo punto di vista sono sicuramente un romantico... Ma la mia musica però è anche saldamente radicata sulla terra."