Whitney Houston
Nei venticinque anni trascorsi dalla registrazione del suo album d'esordio, passato alla storia, Whitney Houston è diventata una diva, una leggenda, un'icona. Una delle artiste donne di maggior successo di tutti i tempi, ha venduto più di 140 milioni di album in tutto il mondo. Personaggi del calibro di Mariah Carey, Christina Aguilera, Jennifer Hudson e Leona Lewis hanno parlato di lei come di una figura che esercita un'influenza, e l'anno scorso la rivista Rolling Stone la annoverò tra le "100 più grandi cantanti di sempre".
Tuttavia, quando il suo mentore di vecchia data Clive Davis, attualmente direttore creativo della Sony Music Entertainment Worldwide, le chiese di incidere il suo primo album dopo Just Whitney del 2002, la Houston non pensava di voler ritornare sulle scene.
"Quando Clive mi chiamò e disse 'Sei pronta?', io risposi: 'Pronta per cosa?'", ricorda l'artista. "Non ero particolarmente contenta della strada che aveva preso l'industria discografica o della musica che sentivo. Quello che vedevo nei video della maggior parte delle artiste donne era, come dire, proprio l'opposto di quello che facevo io. Ero cresciuta in questo ambiente, mi ero formata con i canti gospel, e non avevo intenzione di cambiare quello che la gente amava di me."
"La mia carriera e la mia vita procedevano molto velocemente," continua. "A quell'epoca ero alla soglia dei quarant'anni e fondamentalmente volevo solo essere una mamma tutta casa e famiglia."
Per fortuna, però, Davis non si arrese - e il risultato, quasi tre anni più tardi, è il sorprendente nuovo album "I Look to You". Il disco fa incontrare la Houston con alcuni dei più straordinari scrittori e produttori di musica pop e R&B (tra cui R. Kelly, David Foster, Akon, Stargate, Alicia Keys e Swizz Beatz) per una serie di canzoni che rivelano tutta la sua caratteristica potenza vocale e la sua passione. L'album si fonda su un forte messaggio di sopravvivenza e perseveranza, e riflette le dure lezioni che l'artista imparò dai gravi problemi personali affrontati negli ultimi anni.
Una canzone chiave per il progetto fu "Nothin' But Love", intenso ritmo ballabile coprodotto da Fernando Garibay (Britney Spears, Lady GaGa). "Se c'era una cosa che volevo dire dopo alcune delle difficoltà che avevo superato," spiega la Houston, "era che non avevo altro che amore, senza tenere conto della situazione. Forse è così che sono cresciuta, o forse ero arrivata al punto di lasciarmi tutto alle spalle e andare avanti."
Davis, coproduttore dell'album, portò alla Houston la composizione di R. Kelly "I Look to You", e la reazione della cantante - non ancora al corrente di tutto - fu immediata. "Sentii il brano, e apprezzai il fatto che fosse così breve e dolce," racconta. "Poi andai a Chicago, e Robert mi disse che doveva scrivere un'ulteriore strofa e un passaggio di collegamento! Così si fermò con me in studio e compose la seconda parte senza pensarci troppo. Chiuse gli occhi, e in pratica ci appoggiammo l'uno all'altra. Mentre lui cantava io pregavo, e le parole semplicemente vennero fuori."
La canzone (uno dei due contributi di Kelly; l'altro è l'ardito motivo funk "Salute") avrebbe poi dato il titolo all'album, e Whitney attribuisce a Davis il merito di aver capito che cosa il testo significasse per lei. "Quando Clive ascoltò 'I Look to You', conoscendo la mia formazione nel gospel, sapeva che quel pezzo avrebbe fatto presa su di me," commenta.
Il rapporto tra la Houston e Davis risale al 1983, quando lui scritturò la giovane per la casa discografica Artista Records. Davis curò lo sviluppo e la commercializzazione del suo album d'esordio, intitolato Whitney Houston, con tredici milioni di copie vendute. Dopo tutti questi anni rimane ancora molto vicino alla cantante, che lo definisce "il mio padre nel lavoro."
"Clive e io siamo compagni," dice la Houston. "Lui continua ad amare la musica, continua ad amare i testi e le melodie. È una delle poche persone che conservano il dono di sapere quale canzone è adatta a una determinata voce. Clive riesce ad andare oltre l'apparenza e a vedere dentro all'animo umano, a capire cosa davvero lo muove."
"Essermi riunito a Whitney mi dà un'immensa soddisfazione," aggiunge Davis. "L'album rappresenta la sfida più eccitante che mi sia mai capitata e, qualunque cosa accada, so che è molto speciale. La musica e la sua voce avranno ancora una volta un notevole impatto su milioni di ascoltatori in tutto il mondo per parecchi anni a venire."
Anche con alcune canzoni forti e incisive, tuttavia, la Houston non era sicura di aver trovato la strada che stava cercando. A sorpresa, quello che la cantante considera il punto di svolta è il momento più leggero dell'album - il pezzo "Million Dollar Bill", con un ritmo da discoteca e da pista di pattinaggio.
"Ho lavorato a quel brano con Alicia Keys," spiega, "ed è stata forse la cosa più divertente, ma sentivo anche che stavo lavorando con qualcuno che mi comprendeva, che riusciva ad avere un buon rapporto con me, da cantante a cantante. Allora capii che era in atto una riconciliazione, che questo era l'album che volevo, e che stava per essere completato dopo due anni e mezzo di preparazione."
Akon, un altro collezionista di successi del ventunesimo secolo, collaborò con la Houston per "Like I Never Left". Whitney osserva che il cantante era uno dei preferiti tra gli amici di sua figlia, Bobbi Kristina; "tutti avevano un suo motivo come suoneria del cellulare," afferma, ed elogia "l'atmosfera da isola" che si respira nella sua opera. Quandò sentì "Like I Never Left", dice di aver pensato che quello avrebbe potuto andarle bene come titolo dell'album.
Forse la seduta di registrazione più memorabile fu quella per l'energica ballata "I Didn't Know My Own Strength", scritta da Diane Warren. Per l'occasione, la Houston si riavvicinò al produttore David Foster, che aveva lavorato con lei all'impareggiabile colonna sonora del film 'La Guardia del Corpo', del 1992, uno degli album più venduti di tutti i tempi. La casa di Foster era stata danneggiata dagli incendi di Malibu del 2007 e, quando la cantante arrivò per incidere la parte vocale, lo trovò fuori da un piccolo appartamento.
"In pratica, registrai in un ufficio, di fianco alla stanza da bagno, con alcuni fogli in alto vicino al microfono," racconta. "Era una situazione completamente diversa rispetto a quando realizzammo 'I Will Always Love You' in uno studio meraviglioso o 'I Learned From the Best' nella splendida dimora di David. Ma riascoltando la mia parte, si sentiva che era autentica, intensa - il che è piuttosto insolito quando si canta vicino a una stanza da bagno!"
"Non stavo pensando solo a me stessa," prosegue. "Stavo pensando ad altre persone e ad altre battaglie. Pensavo a diventare una madre single, pensavo a mia madre, a mia cugina Dionne, alle mie cognate. Pensavo a chi è affetto da malattie, a chi trionfa di fronte all'avversità. La semplicità e la forza che trasparivano nel mio canto mi fecero capire quanto quel brano potesse essere importante per molte persone."
Uno degli elementi più graditi di "I Look to You" è sentire la Houston che si ricongiunge alla pista da ballo e offre canzoni a ritmo veloce in modo delicato e gioioso. Persino l'unica cover dell'album - la reinterpretazione dell'immortale "A Song For You" di Leon Russell, registrata da grandi nomi come Ray Charles, i Carpenters e Donny Hathaway - inizia con il tradizionale andamento solenne per poi sfociare in un'irresistibile cadenza festante.
La Houston confessa di essersi divertita a tirar fuori di nuovo quell'aspetto del suo canto, ma il suo cuore rimarrà sempre legato a pezzi più lenti, più toccanti. "Mi piacciono le canzoni veloci, ma io sono una cantante di ballate," dice. "Posso prendere una ballata e innamorarmene, e so capire da dove viene."
Soprattutto, Whitney Houston è convinta di essere un anello in una catena della tradizione canora, e ritiene che "I Look to You" sia un'ulteriore estensione della musica con la quale è cresciuta. "Spero che il retaggio del gospel nella mia voce - che poi è la mia anima - venga fuori, e che sia ascoltato e percepito da chi verrà dopo di me."