22 NOVEMBRE 2010
L'intervista di Nat Geo Music: Toubab Krewe
Dal North Carolina al Mali, all'insegna dell'afropop senza frontiere
da Ashley OwenPotpourri. Mélange. Altro. I componenti dei Toubab Krewe usano queste parole per definire il loro sound. Per il chitarrista Drew Heller la loro è musica "Creola, nel senso letterale della parola... è una mistura, un linguaggio nato da molti linguaggi."
Amici di suonata prima ancora che compagni di band, i Toubab Krewe si sono riuniti ufficialmente alla fine degli anni '90 ad Asheville, in North Carolina. Con la loro miscela di influenze rock e sonorità e tempi africani, i Toubab Krewe non possono essere chiusi in una scatola. Piuttosto preferiscono chiudersi in aereo, e partire. Le loro dinamiche jam evocano sensazioni di viaggio e movimento, che è poi quello che fanno da quando si sono uniti. Negli ultimi cinque anni hanno girato instancabilmente in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti, con numerosi viaggi in posti come il Mali, la Costa d'Avorio e la Guinea, esperienze da cui è venuto fuori un suono che vibra come nessun'altro.
Inizialmente ispirati da dischi come New Ancient Strings di Toumani Diabate e Ballaké Sissoko, e da percussionisti come Mamadi Kieta, la strumentazione dei Toubab rispecchia il mix di rifrimenti culturali della band: Heller a una chitarra elettrica delicatamente "sporca", al piano, e occasionalmente al soku, il violino monocorde maliano; David Pransky ai groove di basso elettrico e qualche volta alla "cigar-box guitar"; Teal Brown ai fragori della batteria e alle congas; Luke Quaranta alle percussioni africane occidentali come il djembe, il dundun e il raschietto metallico detto karignyen; e Justin Perkins agli strumenti cordofoni dell'Africa Occidentale come l'ipnotico liuto kamelengoni e la kora, la celebre arpa mandengue a 21 corde.
Con i Toubab Krewe la miglior dimensione d'ascolto probabilmente è il live, quando il gruppo di cinque elementi jamma tessendo pezzi intricati che mesmerizzano ed energizzano. Le vibrazioni positive che emanano e la loro passione per la musica sono irresistibilmente contagiose, sia nei piccoli concerti con poca gente che di fronte a migliaia di persone, come al Féstival au Desert di Essakane, in Mali.
La band ha da poco arricchito il suo precedente ruolino di due album in studio e uno dal vivo con il recente TK2, una produzione digitale uscita su etichetta Nat Geo Music in cui si riconferma la costante evoluzione di questo gruppo di musicisti di autentico talento, che continua a raffinare e sviluppare l'inconfondibile stile diventato il suo marchio di fabbrica.
Come vi siete incontrati voi ragazzi, qual è, in breve, la vostra storia?
Luke: Intorno al '96, '97, '98 la nostra attenzione si è concentrata sulla musica dell'Africa Occidentale. La cosa che ci ha fatti realmente incontrare a livello musicale è stato il fatto di condividere lo stesso interesse e di seguirlo, sia individualmente che insieme. Attraverso questo interesse ci siamo concentrati sulla musica roots con cui siamo cresciuti: il rock, la musica dei vecchi tempi, la musica di montagna del North Carolina, alcuni stili musicali di New Orleans e della Louisiana. Un sacco di stili diversi sono diventati parte della musica che suoniamo. Ma penso che il vero fondamento attorno a cui ci siamo riuniti e per il quale abbiamo viaggiato e iniziato a suonare dei nuovi stili musicali sia stata la musica afro-occidentale.
Come è nato questo interesse per la musica afro-occidentale?
Luke: Le cose dell'Africa Occidentale personalmente mi hanno conquistato all'istante, al punto che è stato inevitabile che la passione e l'interesse per quella musica ci spingessero ad andarci veramente, a passare lì interi mesi per studiare e vivere al fianco dei maestri e distillare un senso più completo della storia e della cultura di questa musica.
Nei vostri viaggi ci sono state collaborazioni che vi sono rimaste particolarmente impresse?
Justin: Il semplice fatto di starsene seduti nel portico a fare lezione. Tu metti sul tavolo quello che hai, te ne stai seduto col tuo insegnante, e con il passar del tempo inizi a conoscerti reciprocamente... ma la cosa in sé, di starsene seduti nel portico a jammare. Noi veniamo dal North Carolina, ma la cosa è esattamente la stessa anche quando fai musica nel portico di qua. Puoi trovarti in questo continente o in quel continente, ma le collaborazioni avvengono così... standosene semplicemente seduti a suonare.
Drew: La prima volta che abbiamo incontrato Vieux Kante, lui si trovava al centro francese di Bamako a suonare con il suo violoncellista francese. Stavano suonando un duetto, violoncello e kamelengoni, e quello che sentivi era l'incontro esplosivo di due mondi e due stili musicali. La cosa ci ha enormemente impressionato. Poi sono venuti a dirci che sarebbe stato lui la nostra guida, che avremmo passato un sacco di tempo con lui per studiare e ascoltare. E anche con molti altri musicisti, tutti ad andarsene a zonzo insieme e a suonare insieme...Penso che in qualche modo sia la natura della musica, la musica ha una natura molto collaborativa.
Come avete trovato il nome Toubab Krewe?
Justin: Toubab è il termine che usano in tutta l'Africa Occidentale per indicare la gente che non è di là. Non è un termine peggiorativo, significa solo che non sei africano. Perciò quando trascorri un sacco di tempo laggiù lo senti dire un sacco di volte.
Drew: Sinceramente è stato un po' il nome a trovare noi, perché questo è quello che siamo. In certo qual modo ha un doppio significato... Toubab, una parola che significa stranieri, e poi Krewe [che suona esattamente come "crew", NdT], che è anche un accenno alla cultura creola e alla cultura dei festival della Louisiana. È un punto a metà strada tra due mondi...noi suoniamo musica che in Africa Occidentale è straniera, ma anche familiare, e anche per noi si tratta di una mescolanza di cose familari e straniere. Perciò non passiamo parlare di una patria geografica specifica.
Il vostro nuovo album TK2 è diverso dal primo?
David: Certo, penso che sia diverso perché in studio abbiamo avuto un sacco di tempo, una cosa che prima non ci era mai capitata. Nella band siamo tutti polistrumentisti, così tutti abbiamo potuto avere un'opportunità e un sacco di idee da tirare fuori e mescolare. Il tempo che abbiamo avuto per creare insieme, jammando per una settimana di filato per poi scegliere i singoli momenti... è stata un'esperienza molto diversa. E penso che nell'album questa cosa esca fuori, la crescita e l'evoluzione di questa band. Si tratta di un nuovo capitolo.
Cosa sperate che la vostra musica lasci nella gente?
Teal: Che si tratti di musicisti o di amanti della musica, quello che vogliamo è trasportare la gente in quello spazio dove dimentichi tutto il resto. E dove puoi accarezzare l'idea e la realtà che la vita non consiste solo in quello che facciamo al lavoro per cinque giorni la settimana. La musica ha la strabiliante capacità di trasportarci tutti. E per noi e il pubblico è una sensazione davvero meravigliosa... tutti noi condividiamo la stessa esperienza. Per cui speriamo che la gente possa tornare a casa portando con sé un senso di fiducia nella vita, nell'umanità e nella musica.
Justin: È divertente suonare strumenti un po' diversi, e magari far scoprire a qualcuno delle sonorità diverse. Così magari qualcuno penserà "mmm, da dove viene questa roba, di che si tratta?" E forse si sentirà spinto a indagare, e a verificare più in profondità. Perfetto. Se anche si trattasse di una sola persona, sarebbe fantastico.
C'è altro che vorreste aggiungere?
Luke: Il mondo in cui viviamo è straordinario, incredibilmente complesso e meraviglioso, e come ha detto Teal, nella vità c'è molto di più della routine 9-17. Questa musica ci sostiene, le relazioni ci sostengono. Spero soltanto che possiamo offrire qualcosa di simile a un mezzo per scoprire e trovare ispirazione, così che la gente si senta incoraggiata a pensare al di fuori degli schemi, o, come diceva sempre Chuck Davis, a pensare al di là dei confini della contea... Per il semplice fatto di vedere cosa siamo riusciti a fare trovando il coraggio di salire su un aereo e sognare, con umiltà e voglia di imparare... questa è una delle mie speranze.